Ricerche storiche · Tecnologia
L'albero tecnologico contro la cronologia reale delle invenzioni
L'albero tecnologico è probabilmente la convenzione più riconoscibile del genere strategico. Una griglia di caselle collegate da frecce, ciascuna con un costo, ciascuna che sblocca le successive: chiunque abbia giocato a un titolo di questa famiglia sa leggerla senza istruzioni. Proprio per questo vale la pena chiedersi che rapporto abbia con il modo in cui il sapere tecnico si è effettivamente sviluppato.
La forma dell'albero e ciò che implica
Un albero tecnologico afferma tre cose contemporaneamente. Primo: le innovazioni hanno prerequisiti stabili, cioè non si può arrivare a B senza aver attraversato A. Secondo: il progresso è irreversibile, una volta acquisito un nodo resta acquisito per sempre. Terzo: l'avanzamento ha un costo misurabile e crescente, che il giocatore paga con una risorsa dedicata. Nessuna delle tre affermazioni è priva di fondamento, ma tutte e tre sono più rigide della realtà documentata.
Il prerequisito stabile funziona bene per le catene puramente materiali: senza metallurgia sufficiente non esistono canne d'artiglieria affidabili, senza strumenti di misura non esiste navigazione d'altura sistematica. Funziona molto meno per le innovazioni istituzionali, che in molti titoli occupano gli stessi nodi delle innovazioni tecniche. Una riforma fiscale non richiede una riforma precedente allo stesso modo in cui una lega metallica richiede un forno.
La cronologia reale non ha la forma di un albero
Quando si mette in fila ciò che sappiamo delle innovazioni fra il Medioevo e la prima età moderna, il disegno che emerge somiglia più a una rete intermittente che a un albero. Molte tecniche compaiono, vengono abbandonate e ricompaiono altrove secoli dopo. Altre restano confinate a un ambito artigiano ristretto perché il sapere che le sostiene non viene messo per iscritto: si trasmette per apprendistato, e con l'apprendistato si interrompe. Altre ancora esistono in forma teorica per generazioni prima che qualcuno trovi un impiego pratico che ne giustifichi il costo.
L'irreversibilità è quindi il punto più debole del modello. Nei giochi non è previsto che una capacità venga persa; nella documentazione storica accade con regolarità, soprattutto in seguito a crisi demografiche, spostamenti di rotte o dissoluzione di centri di produzione specializzati. Alcuni titoli introducono meccanismi di decadenza istituzionale che si avvicinano al fenomeno, ma restano eccezioni all'interno di un impianto che dà per scontato l'accumulo.
Il costo crescente e la sua giustificazione
Il costo che sale a ogni livello ha una giustificazione di progetto evidente: impedisce che una potenza in vantaggio distanzi tutte le altre in modo irrecuperabile. Ha però anche una giustificazione storica parziale. È ragionevole sostenere che, a parità di condizioni, innovare su una base già complessa richieda più risorse specializzate che innovare su una base semplice. Il problema è che il modello attribuisce quel costo a un'unica entità statale, mentre nella realtà del periodo l'innovazione era distribuita fra corporazioni, ordini religiosi, botteghe, corti principesche e reti di corrispondenza private che raramente coincidevano con l'apparato di governo.
Da qui deriva un effetto laterale interessante. Nei giochi la ricerca è una politica di stato; nelle fonti lo diventa solo tardi, con la costituzione di accademie e arsenali pubblici. Chi gioca a un titolo ambientato nel Duecento e amministra un bilancio della ricerca sta usando una categoria che appartiene a un'epoca successiva.
Diffusione contro invenzione
Il fenomeno che i modelli catturano meglio è, paradossalmente, quello che rappresentano meno esplicitamente: la diffusione. Molti titoli riducono il costo di una tecnologia già adottata dai vicini, oppure la rendono disponibile attraverso il contatto commerciale. È una regola semplice e storicamente solida: nella maggior parte dei casi documentati l'adozione di una tecnica altrove esistente pesa molto più dell'invenzione originale nel determinare la traiettoria di un territorio.
Su questo terreno il modello dice qualcosa di vero e lo dice bene. Una regione periferica che sta su una rotta frequentata recupera terreno più in fretta di una regione centrale isolata: la posizione conta più della dotazione iniziale. Chi osserva le proprie campagne con attenzione ritrova questo effetto con costanza, ed è uno dei motivi per cui il genere resta uno strumento utile per pensare la storia, pur senza essere una fonte.
Che cosa tenere e che cosa ricordare
L'albero tecnologico va letto per quello che è: una notazione, non una cronologia. Rende visibili tre rapporti reali — la dipendenza materiale, il costo dell'innovazione complessa e il peso della diffusione — e ne nasconde altrettanti: la perdita di saperi, la pluralità dei soggetti che innovano, l'esistenza di percorsi tecnici che non portano da nessuna parte. Tenere a mente entrambe le liste è sufficiente per giocare senza confondere il modello con il passato.